Un posto dove sto bene

Antonella Cirigliano
24.09.26

L’autunno è, da sempre, per noi un tempo di semina. È il momento in cui si rimettono in ordine le idee, si incontrano persone, si ascoltano nuove possibilità e si comincia a immaginare ciò che verrà. Quest’anno ancora di più.

L’ufficio si sta riassettando, stiamo traslocando in una nuova e bellissima sede e, intanto, lavoriamo per costruire la programmazione dei prossimi mesi e, possibilmente, anche quella che verrà dopo. Sono settimane dense di incontri, festival, piattaforme, occasioni di confronto e nuove relazioni. Abbiamo appena attraversato la NID Platform, la Nuova Piattaforma della Danza Italiana, che si è svolta in Piemonte dall’1 al 4 settembre, incontrando artisti, operatori, programmatori e realtà da tutto il mondo.

In questo movimento si inserisce anche “Un posto dove sto bene”, il progetto pensato e promosso dal Comune di Verbania, nato dall’ascolto dei giovani e dalla volontà di creare uno spazio culturale capace di accogliere i loro desideri, le loro domande e il loro modo di abitare la città. Il progetto era nato rivolgendosi soprattutto alla fascia 11-15 anni; oggi, grazie anche al percorso di sviluppo sostenuto dal Programma Interreg Italia-Svizzera, si apre a una prospettiva più ampia, rivolta alle nuove generazioni nella fascia 10-20 anni e a una dimensione transfrontaliera.

È proprio qui che il lavoro di Fondazione CROSS trova, per noi, un significato particolare.

CROSS entra nel progetto portando ciò che da sempre costituisce il centro della propria ricerca: l’arte come luogo di incontro, il corpo come strumento di conoscenza, le performing arts come possibilità di relazione e di trasformazione.

Il percorso di Connessioni Creative ci ha mostrato quanto sia importante creare occasioni reali di incontro con adolescenti e giovani, senza partire da risposte già confezionate, ma dalle loro domande. Nel 2026, ad esempio, un incontro promosso nell’ambito di Connessioni Creative ha portato al Teatro Il Maggiore Lama Michel Rinpoche e il rapper Massimo Pericolo, davanti a studenti e studentesse delle scuole superiori e al pubblico, mettendo in dialogo spiritualità, musica, consapevolezza e linguaggio contemporaneo.

È una direzione che vogliamo continuare a esplorare.

Ascoltare i ragazzi e le ragazze. Partire dai loro bisogni. Lasciare che siano le loro esigenze a orientare il percorso. E insieme condividere una ricerca che per CROSS è anche una ricerca di pace: una pace intesa non come parola astratta, ma come pratica quotidiana delle relazioni, capacità di ascolto, possibilità di stare nel conflitto senza trasformarlo necessariamente in distanza.

In questo senso, le arti performative possono diventare uno strumento prezioso.

La danza, il movimento, la voce, la musica, la performance permettono di affrontare temi complessi — dall’ambiente alle relazioni, dalla cura del territorio alla convivenza — attraverso un linguaggio che non passa soltanto dalle parole. Il corpo diventa un luogo nel quale fare esperienza, osservare, incontrare l’altro e provare nuove forme di relazione.

E forse è proprio questa la cosa che ci interessa di più: non portare semplicemente l’arte ai ragazzi, ma costruire insieme a loro uno spazio nel quale l’arte possa accadere.

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Laboratorio Connessioni Creative con Elisa Sbaragli — Verbania

“Un posto dove sto bene” può così diventare qualcosa di più di un luogo fisico. Può essere una condizione, un sentimento, una possibilità. Un luogo nel quale sentirsi accolti e nel quale poter essere parte di una comunità.

Anche per questo è importante la rete che si sta costruendo attorno al progetto. Il Comune di Verbania è capofila del percorso Interreg e Fondazione CROSS, Museo del Paesaggio e Associazione Festival delle due Rocche sono tra i partner del progetto, con l’obiettivo di costruire un’alleanza transfrontaliera capace di generare opportunità culturali ed educative per le nuove generazioni.

È una rete che allarga lo sguardo: dal quartiere al territorio, dal territorio alla regione, dal Piemonte alla Svizzera. E permette di mettere in relazione competenze diverse, linguaggi diversi e persone diverse.

Anche il Museo del Paesaggio sta lavorando in questa direzione, sperimentando strumenti pensati per rendere il museo un luogo più accessibile e partecipato per i giovani e le famiglie, come i percorsi dedicati ai ragazzi e i family kit realizzati nell’ambito di questo progetto.

Per CROSS questa apertura è importante perché ci permette di continuare a svolgere quello che sentiamo essere il nostro ruolo: una presenza orizzontale nel territorio.

Non un centro che impartisce, ma un luogo che mette in relazione. Non una risposta definitiva, ma una possibilità di incontro. Non un programma calato dall’alto, ma un piccolo giardino da coltivare insieme.

E i giardini, si sa, hanno bisogno di tempo.

Una delle prime occasioni di questo nuovo percorso è la presentazione del libro di Lama Michel Rinpoche, Ci vuole coraggio per amare. Noi stessi, gli altri e il mondo, ospitata il 17 settembre al Teatro Il Maggiore di Verbania. Un incontro che ha portato nel cuore della città una riflessione sulla possibilità di amare noi stessi, riconoscere l’altro e guardare il mondo senza perdere la speranza.

Lama Michel Rinpoche durante la presentazione del libro Ci vuole coraggio per amare. Noi stessi, gli altri e il mondo. — Teatro Il Maggiore, Verbania

È un tema che sentiamo profondamente vicino al nostro lavoro.
Perché forse, soprattutto quando si lavora con gli adolescenti, la prima forma di cura è proprio quella di creare uno spazio nel quale qualcuno possa sentirsi visto, ascoltato e riconosciuto.

Il programma che verrà è ancora in costruzione. Ed è bello che sia così.

Stiamo incontrando stakeholder, artisti, istituzioni, realtà culturali ed educative. Stiamo ascoltando. Stiamo cercando interlocutori dentro e fuori il territorio. Stiamo immaginando come mettere in relazione arte, ambiente, corpo, paesaggio e comunità.

E mentre lo facciamo, continuiamo a credere che un posto dove stare bene possa essere soprattutto un posto dove incontrarsi.

Un posto dove una ragazza o un ragazzo possa arrivare con una domanda e non necessariamente trovare una risposta, ma qualcuno disposto ad ascoltarla.

Un posto dove il corpo possa muoversi, la creatività possa prendere forma, una parola possa aprire un dialogo.

Un posto dove l’arte possa diventare una forma concreta di relazione.

L’autunno, allora, non è soltanto il momento in cui si chiude una stagione.

È il momento in cui si preparano i semi della prossima.

E noi, con CROSS, siamo qui: a coltivare relazioni, ad aprire possibilità, a cercare nuovi linguaggi e a continuare, insieme alle comunità che abitiamo, questo piccolo e ostinato lavoro di costruzione della pace.

Perché forse un posto dove si sta bene comincia proprio da questo: qualcuno che ci accoglie, qualcuno che ci ascolta, qualcuno con cui possiamo provare a immaginare il futuro.

Antonella Cirigliano, senior lecturer e regista, si occupa da oltre vent’anni di ricerca teatrale e performing arts, con una formazione iniziata al Workcenter di Jerzy Grotowski e approfondita con Enrique Vargas. Fondatrice e Artistic Leader di Fondazione CROSS, è docente di Tecniche Performative per le Arti Visive presso NABA e direttrice di festival dedicati all’interazione tra le pratiche espressive. E’ stata allieva del maestro spirituale Andrew Cohen ed e’ praticante presso l’Healing Meditation Center di Albagnano (Vb). La sua ricerca intreccia arti performative, percorsi sensoriali e pratiche spirituali orientate alla crescita interiore.

AURA

Un viaggio nell’aura di pratiche e figure chiave della spiritualità e dell’arte performativa tra corpo, gesto e visione.

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