Party Girl

Francesco Marilungo

 

Il progetto vuole indagare il concetto di corpo come oggetto del desiderio. Che cosa rende un corpo sensuale, cosa scatena il desiderio nell’essere umano. Secondo Georges Bataille quella figura che per antonomasia incarna l’essenza del desiderio è la prostituta. Figura quasi archetipica che rappresenta la morte sotto la maschera della vita e che pertanto ha il significato stesso dell’erotismo poiché quest’ultimo è per definizione il luogo in cui morte e vita si confondono. La prostituzione fa di un corpo offerto un “oggetto morto”, o meglio il punto morto dello scatenamento delle passioni. Il corpo diviene puro oggetto del desiderio ed è proprio il suo stato di passività a permettere che chi lo osserva possa associargli una figura che lo corrisponda. L’oggetto del desiderio deve esistere per il desiderio dell’altro. Con Party Girl si pone l’accento proprio su questo processo di oggettivizzazione del corpo, un processo che rende il corpo umano quasi “inorganico”. regia e coreografia Francesco Marilungo con Alice Raffaelli, Barbara Novati, Roberta Racis | assistente alla regia Francesco Napoli costumi Efisio Marras | video Gianmaria Borzillo, Francesco Marilungo management e promozione: Domenico Garofalo | produzione: Compagnia Körper in coproduzione con Danae Festival, Festival MilanOltre | con il supporto di Gender Bender Festival, Did Studio/Nao Performing Festival, Kilowatt.

BIO

Ancona 1982 Dopo la laurea in ingegneria termo-meccanica e un periodo di ricerca in aerodinamica aerospaziale, rivolge il suo interesse alle arti performative, frequentando l’atelier teatro-danza dell’Accademia Paolo Grassi di Milano. Mentre lavora come performer per diverse compagnie italiane, inizia una personale carriera coreografica per cercare un codice che metta in relazione la performance art e la danza contemporanea. Spinto dalla precisione di RTC (Real Time Composition), Francesco Marilungo concentra la sua ricerca sulla creazione di atmosfere frutto dell’accostamento di immagini strutturate su più livelli di rappresentazione. Nelle sue opere usa il corpo per indagare gli archetipi della nostra cultura con particolare attenzione al perturbante, a tutto ciò che è connesso al desiderio interdetto. L’opera raggiunge uno sviluppo originale in sala prove solo dopo un’attenta ricerca che attraversa e combina più campi: dopo aver indagato un argomento attraverso la scrittura, la lettura, la discussione e la ricerca audiovisiva, traduce attraverso il corpo l’immaginario maturato. In studio sottopone se stesso e gli artisti che lavorano con lui al suono, al silenzio e alla dissonanza, a volte anche sovraccaricando mente e corpo di stimoli, per vedere come reagiscono questi ultimi e quindi per ottenere una visione cinetica del tema. Come diretta conseguenza della sua formazione scientifica, le sue opere hanno una struttura matematica cartesiana. Ogni elemento dello stage è considerato come un’entità complessa costituita da una miriade di equazioni che costituiscono l’intero sistema di performance.